
Massimo Mercati nel suo libro ricontestualizza i principi del “pensiero sistemico” per proporre un nuovo modello aziendale, una “comunità tra le comunità” dove la complessità e l’intelligenza naturale indicano le linee guida per gestire le imprese ed il ruolo di ognuno all’interno di esse. Una visione innovativa che concepisce le aziende come soggetti fortemente interconnessi con il contesto sociale e l’ambiente in cui viviamo. Considerare l’impresa come un sistema vivente permette di rileggere la realtà aziendale in profondità rendendola fortemente interdipendente dal contesto in cui agisce, che non può più esistere in modo autoreferenziale e diventa creatrice di valore solo quando svolge appieno la sua funzione economico-sociale.Un valore che non si esaurisce nella realizzazione del profitto, ma si estende all’impatto sull’ambiente e sulla società attraverso la crescita culturale di tutti i membri dell’azienda, uniti dalla stessa idea di operare insieme nella direzione del bene comune.
L’impresa come sistema vivente si apre presentando i concetti alla base degli studi di Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi. Lo studioso austriaco nei suoi numerosi saggi ha definito le caratteristiche fondamentali della visione sistemica, un nuovo approccio scientifico capace di superare il riduzionismo e di spostare l’attenzione dalle parti al tutto, approfondendo le relazioni tra gli elementi che compongono un sistema. Le proprietà essenziali dei sistemi viventi sono infatti caratteristiche complessive che nessuna parte possiede. Si tratta delle cosiddette “proprietà emergenti”, risultato delle interazioni tra le parti secondo dei “pattern”, gli schemi di organizzazione tipici delle reti complesse. Le regole proprie dei sistemi viventi diventano così la chiave per rileggere le forme di organizzazione manageriale e le determinanti del successo imprenditoriale. L’impresa pertanto – per affermarsi nella competizione globale – non potrà più essere concepita solo come una macchina da profitto, ma dovrà rivedere i propri obiettivi, passando da una crescita quantitativa ad una qualitativa. Un’inversione di prospettiva che presuppone di rinunciare ai vecchi archetipi e adottare un nuovo approccio, in cui il profitto del singolo non possa prescindere da un benessere condiviso da comunità e ambiente.
“Non è il profitto che crea valore, ma è la creazione di valore che genera il profitto. Non si tratterà di vendere per creare valore, ma di creare valore per vendere.”
Il testo è anche un’occasione per ripensare il management aziendale: l’autore rinnova il concetto di “responsabilità sociale di impresa”, ridefinisce l’idea di “vision” e “mission” (il télos e lo skopos degli Stoici, che porta la riflessione sui fini stessi del nostro agire) e propone di adattare all’organizzazione aziendale gli schemi propri dei sistemi viventi per una maggiore efficacia dell’azione imprenditoriale. Seguendo le regole che sono alla base delle reti naturali, di cui l’uomo fa parte, si finisce col ri-orientare i flussi di lavoro in una logica processuale caratterizzata dal significato profondo di quello che si fa. Non si tratta solo di buone pratiche o di etica aziendale, ma di un vero e proprio “progetto di vita” in cui non ci sia più spazio per una “doppia-morale”. Perché questo sia possibile l’imprenditore deve identificare i valori di fondo della propria organizzazione e condividerli, affinché diventino punti di riferimento concreti, capaci di guidare realmente le azioni di tutti coloro che ne fanno parte.
